L’equilibrio – Santu Lussurgiu e “sa carrela ‘e nanti”

“secondo la dottrina idealista i verbi vivere e sognare sono rigorosamente sinonimi”  Lo Zahir / L’Aleph  –  J.L.Borges

“Non hai paura di andare così vicino al cavallo?”

La domanda era nata spontaneamente da una signora che si era preoccupata di vedere una bimbetta, minuta ma esuberante, passare in mezzo ad un nugolo di persone e avvicinarsi al cavallo e al suo cavaliere. Fermi, immobili e in appiombo, svettavano al centro del gruppetto ed erano oggetto in quel momento dell’ammirazione e dei discorsi degli astanti. In fondo la signora voleva solo assicurarsi che quel movimento fosse avvallato da un genitore. E infatti, arrivata a ridosso del cavallo arriva la risposta “No-no che non ho paura!” e quando la bimba è con il naso vicino alla sella, guardando in alto, squilla “…ciao papà!!!”

Risposta chiara e concisa. La piccola donna aveva chiarito in una frazione di secondo due, anzi tre cose fondamentali. Uno: non aveva per niente paura. Due: sì, aveva il permesso di avvicinarsi anche perchè il cavaliere era suo papà.

Tre: che caratterino. Game, set, match.

Uno dei pannelli presenti lungo le strade di Santu Lussurgiu; ingrandendo la foto, in didascalia della foto stessa, troverete i riferimenti e gli autori degli scatti.

Ci troviamo a Santu Lussurgiu, nella zona del Montiferru, Sardegna Ovest, zona oristanese, entroterra, e oggi è martedi grasso. Sarà, ma a me questo nome, Lussurgiu – mai sentito prima – ricorda un vizio capitale, la lussuria. Scherza con i fanti, anzi i fantini che oggi ce ne sono tanti, e lascia stare i santi. Già, perchè San Lussorio fu un santo-soldato (ahia, un altro motivo per non scherzarci sopra) del 300d.C e si narra che predicò in queste zone, appunto il Montiferru. Stavolta il nome che unisce monti e presenza di ferro sembrerebbe azzeccarci davvero. Anche se esiste una seconda teoria*.

Il soldato Lussorio divenne Santu, Santu Lussurzu più esattamente, e così anche il nome del paese ad esso consacrato e italianizzato in Santu Lussurgiu.

Uno scorcio delle strade di Santu Lussurgiu

Nota a margine: lungo il viaggio da Cagliari abbiamo fatto una sosta alla Cantina del Rimedio di Oristano** per fare una piccola scorta di vino. Spero di trovare un momento per parlarvi del loro spumante metodo classico Aristanis, e confido in  futuro di potervi descrivere gli altri loro…cavalli di battaglia. Che il vino sia un rimedio è poco ma sicuro, basta non esagerare; anche in questo caso però i nomi sembrano messi ad arte per distrarre, perchè stavolta invece si parla della Madonna del Rimedio, alla quale è dedicato il santuario di Nuraxinieddu.

A Santu Lussurgiu nel periodo di carnevale si svolge la (sa) carrela ‘e nanti (letteralmente vorrebbe dire la strada di fronte) una delle antiche corse a pariglia che si svolgono in Sardegna.

Sa carrela ‘e nanti è una tradizione antica che ha la radici nel connubio uomo-cavallo, ma anche nelle norme della Carta de Logu di Eleonora D’Arborea che dell’allevamento e della cura del cavallo ne hanno inquadrato e posto l’importanza primaria a livello non solo lavorativo ma anche nel contesto agropastorale (traino e trasporto) sociale e militare.

Venivano normati l’allevamento e la registrazione, la gestione delle stalle e del brado, la regolazione del commercio e l’indizione di mostre e parate, nonché l’obbligo da parte dei nobili di avere cavalli maschi per il servizio militare. Con i vicerè spagnoli si è aggiunto l’allevamento di speciali razze per le corse.

uno degli spazi riservati al pubblico lungo il percorso; abitanti, parenti, amici e amici di amici, si piazzano dentro il percorso, con non poche difficoltà da parte dell’organizzazione a mantenere gli standard di sicurezza
il punto di partenza della carrela ‘e nanti (s’iscappadorzu). Più in fondo si vede la coppia di cavalieri che si sta preparando a scendere in arrivo dalla strada interna di collegamento che forma una sorta di anello

E oggi? Secoli di tradizione hanno portato ad un evento che si svolge in questo periodo dell’anno, una pariglia organizzata nel cuore del paese. Siamo accolti da strade strette, grandi cartelloni con belle foto che ricordano momenti della festa, testimonianze fotografiche di qualche decennio fa. Lungo il percorso centrale, in corrispondenza degli incroci con le stradine trasversali, sono state realizzate diverse postazioni, transennate, con possibilità di accesso al pubblico per assistere alla discesa dei cavalieri. All’interno del percorso stesso staziona spalmandosi sulle pareti delle case o affastellandosi su precari scalini un folto pubblico locale, a ridosso del passaggio dei cavalli, per la maggior parte sono abitanti o persone convolte a vario titolo nell’organizzazione, e gli onnipresenti allergici alle regole.

Avremo poi modo di vedere che rispetto alle immagini delle gigantografie esposte, salvo dettagli di contorno (per esempio qualche attenzione in più alla sicurezza anche se francamente alcuni aspetti sono per dire più pittoreschi che efficaci, oppure la presenza di molti turisti stranieri, o le telecamere della televisione regionale) sembrerebbe che poco sia cambiato rispetto al passato.

Oggi, quindi, parliamo dunque di una di quelle manifestazioni dal valore enorme, con un carico sulle spalle di quel valore immateriale e legato a doppio filo ai rapporti relazionali che, signori miei, qua non è nemmeno in discussione.

Durante la giornata del lunedì, tradizionalmente chiamata “Su lunis de sa pudda” (il lunedì della gallina), i cavalieri si sfidano nell’abbattimento di galline di pezza appese a mezz’aria, cercando di colpirle con un bastone.
Origini e Evoluzione: In passato, negli anni ’70, la tradizione prevedeva l’utilizzo di galline vere, ma oggi la pratica è stata sostituita con sagome o galline di pezza per motivi etici e di sicurezza.
( e vabbeh, questa didascalia l’ha scritta la AI, portate pazienza, ma ogni tanto anche a me piace cantare senza portare la croce )

 “La tradizione è la custodia del fuoco, non l’adorazione delle ceneri” – Gustav Mahler 

In altri posti si piange per averla persa, in altri ci si rammarica e ci si duole della poca cura con la quale è stata conservata. In altri ancora ci si è arresi per sfinimento a causa dei fenomeni demografici. In altri, ma non è qui, oggi, il caso, qualcuno addirittura si rallegra perchè secondo un piano ben congegnato è stata sbiadita fino a cancellarla con complicità e dolo. Oppure semplicemente è stata  svenduta nella esecuzione di un crimine consapevole verso l’intelligenza.

Misfatti per i quali secondo me servirebbe un girone speciale nell’inferno dantesco: la dabbenaggine talebana e l’imposizione dogmatica. Le due armi che sono usate con il presunto compiacimento alla ideologia di moda del momento e con esso il tentativo di stabilire secondo filtri moderni cosa non debba essere più accettabile o non più sostenibile, o addirittura rappresentativo. Colpire

l’ Identità

Qualche tempo fa, alla presentazione di un docufilm sulla lingua sarda, si parlava di cosa potesse aver salvaguardato e mantenuto le lingue locali***.

A Santu Lussurgiu, come in molti altri paesi della Sardegna, esiste ancora un patto trasversale tra le nuove generazioni e la classe dirigente. Una linea di pensiero, una volontà identitaria portata avanti con coraggio e dedizione.

Nessun cartello (s)vendesi. Si respira aria di casa, di comunità, a Santu Lussurgiu. Mi piace. Non ci sono tribune VIP e codazzi a seguire improbabili influencer, i protagonisti sono i cavalli e i cavalieri, le persone; la cornice è fatta da tanti amici parenti curiosi che si avvicinano e vogliono vivere l’evento della Carrela ‘e nanti perchè se ne sentono parte e non solo spettatori.

c’è chi in garage pulisce la moto, o la macchina, e chi cura il suo cavallo

 

Non vi parlerò quindi dei dettagli della corsa il suo regolamento o come si snoda il percorso; qualche foto – spero – renderà meglio delle mie parole la bellezza dei costumi, la magnificenza vicina alla perfezione dei cavalli, l’eleganza dei cavalieri, la loro agilità e il loro coraggio.

Proverò invece a convincervi di venire qua.

A guardare dal vivo con i vostri occhi, a sentire con le vostre orecchie, a mettere alla prova tutti i vostri sensi.

 

 

 

 

Vi dirò invece di come trema la terra quando i cavalieri vi sfrecciano vicino, in coppia.

“E…partono!!!” 

L’annuncio arriva dagli altoparlanti disseminati lungo il percorso.

I due cavalieri si lanciano in corsa restando uniti con le braccia in segno di intesa, fratellanza, in reciproco appoggio;

l’equilibrio non è solo una dimostrazione di equilibrio circense, è una promessa che supera la dimostrazione di semplice balentia.

Vi racconterò cosa succede quando la verticale vibrazione che dalla terra battuta sotto le martellate degli zoccoli, che sembrano mortai, martelli pneumatici, creano un rombo di colpi sincroni e asincroni sempre più intenso.

La stretta strada e le mura delle case adiacenti dove scende sa carrela ‘e nanti cullano e si rimbalzano tra loro l’onda sismica, la vibrazione si propaga afferrando i vostri piedi, vi scuote le ginocchia, una manovra a tenaglia dove partecipa anche l’onda d’urto sonora che si propaga dalle orecchie e infine arriva alla pancia, e al cuore, gli occhi fanno fatica a seguire con lo sguardo la velocità del passaggio perchè si alzano piccole manciate di sabbia nello spostamento d’aria di queste due bestie fantastiche.

Tutte queste sensazioni vi accarezzeranno il viso.

*     Bosa Turismo offre una seconda alternativa all’origine del nome Montiferru

https://www.bosaturismo.it/it/articles/131/montiferru-dalla-pianura-al-mare.html

** La Cantina del Rimedio, nota anche come Cantina della Vernaccia, e prima ancora come Cantina Sociale di Oristano segui il link per conoscere la loro produzione

https://www.cantinadellavernaccia.com/page/it/home.php

*** un interessante docufilm sul Rap in lingua sarda e sulla situazione generale della espressione in lingua sarda nella musica, ne parliamo a questo link

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Davide Moressa

Davide Moressa  ”Alien” - Sommelier appassionato di Vino e del mondo che lo circonda -  Se mi volete contattare scrivete a davidemoressa@tiscali.it

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