
Siamo arrivati a ponte di Barbarano alle 13:30. Già il fatto che Silvia ci avesse contattati per anticipare l’appuntamento allo scopo di guadagnare mezz’ora di luce invernale mi aveva dato da intendere che qui c’era dedizione.
Infatti Silvia Mutterle da subito si è dimostrata molto affabile e ben disposta. Ma questa caratteristica è comune a chi sta facendo qualcosa di proprio con amore: ha necessità di dichiararlo al mondo e il desiderio che il mondo dichiari riconoscenza per ciò che fa con amore.
La storia. C’è questa casa in un quartiere residenziale di Ponte di Barbarano: una persona comune non potrebbe mai sospettare che lì vivano un barbagianni, due civette, un gheppio, un gufo, una poiana e perfino un avvoltoio. Eppure è cosi. Entriamo tutti assieme nel giardino e Silvia inizia a parlarci dei suoi volatili. Il suo sguardo è vitale e grintoso ma si capisce subito che non torcerebbe una piuma a nessuno.
La sostanza della persona è condensata in ciò che indossa: maglia in pile, giubbetto aperto, calzoni comodi e stivaletti. E guantone da falconiere.



Inizia a parlarci dei pennuti e capiamo che, per Silvia, loro sono famiglia e non animali. Poi comincia l’esibizione dei brevi voli al guantone, così uno alla volta abbiamo il tempo di ammirarli tutti, tenendoli a mezzo braccio dagli occhi, in vera, anche se un po’ rigida, posa da falconiere. Tutti i volatili hanno qualcosa di diverso e adorabile. La poiana è rapace, il gufo è irritabile, il barbagianni etereo, quasi spirituale, le civette simpatiche, l’avvoltoio oscuro.
Ma il gheppio mi fa innamorare perché è un gioiello di tecnica: faccio appositamente dei piccoli movimenti del braccio, per un’estensione di 3 o 4 centimetri, e le coordinate dei suoi occhi non si spostano, perché sta fissando qualcosa. Come fanno le telecamere super tecnologiche, che eliminano le oscillazioni, il suo collo si allunga o si accorcia, o si tende lateralmente per assorbire i piccoli spostamenti del mio arto e mantenere gli occhi fissi a fuoco su qualcosa.
Questo è il principio di qualsiasi ultramoderno puntatore, o di qualsiasi telecamera ad alta definizione, eliminare le vibrazioni. Solo che l’elettronica svolge questa funzione per arrivare al risultato richiesto dal progettista. Il rapace si è sviluppato così per sopravvivenza, per essere una perfetta macchina da caccia. Un rapace non al 100% di salute perde molta efficienza nella caccia e potrebbe lasciarci le penne, per questo Silvia si dedica anima e corpo a rimettere in sesto gli uccelli quando viene chiamata a salvarli. Ormai nella comunità è molto conosciuta per questa sua dedizione e bravura. A proposito, siccome penso che in molti lo avremo notato in qualche occasione, il gheppio è quel pennuto che talvolta si vede nei campi, a ventri metri di altezza, battere velocemente le ali stando fermo. È li che si prepara alla predazione sfruttando i suoi puntatori.
Silvia ci parla di tantissime cose, delle cure prestate ad alcuni di questi volatili, dei suoi anni in Inghilterra; dell’aquila olandese presa in carico per tre anni; di come capisce cosa ha mangiato un pennuto osservandone il bolo. Ci fa toccare le casse toraciche per farci capire quanto questi uccelli siano piuma, ma al contempo per illustrarci quanto siano sviluppati i muscoli pettorali delle poiane (per via dell’estensione alare). Ci parla della membrana che protegge gli occhi dei rapaci dalle gocce in volo, delle protezioni dall’aria che li rende in grado di sostenere velocità supersoniche, delle orecchie asimmetriche nascoste tra le piume.

Poi passiamo a una parte più pratica e allora carichiamo gheppio e poiana in auto e andiamo nel bellissimo parco di San Pancrazio a farli volare. È dicembre, un freddo becco, quasi scuro, tuttavia la bellezza attorno è così ficcante che le cinque e mezza arrivano in un attimo. Non sono, non me ne voglia il pubblico, un uomo particolarmente affettuoso con le meraviglie del mondo animale. Non sono cresciuto in un ambiente che potesse sviluppare questa sorta di settimo senso, perché mi è evidente che esistono persone che hanno innata socialità con gli animali, persone che potresti mettere in gabbia coi volatili.
Però questa giornata mi ha fatto veramente provare, più di quanto mi succede coi classici animali da compagnia, emozione e simpatia per i pennuti. Ho sentito e percepito chiaramente la personalità spiccata di ciascuno di loro, come mi accade con le persone, tanto da pensare che ognuno di noi dovrebbe avere un rapace come amico, quello con la personalità più affine, o più complementare, alla nostra. Farebbe bene a tutti, stimolano l’empatia.
Per cui consiglio l’esperienza, Silvia saprà entusiasmarvi. Sul sito si trova anche la storia dell’ aquila Savannah. E la spiegazione dei tanti validi motivi di crescita personale che consigliano una visita alla falconeria.
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Francesco Sattin è nato nel marzo 1972 a Vicenza e ha vissuto l’infanzia nel quartiere operaio dei Ferrovieri. Impiegato come responsabile acquisti in una azienda illuminotecnica, vive e lavora a Dueville in provincia di Vicenza. È sposato con Barbara e ha due figli, Mara e Marco.
Nel 2018 ha partecipato a un concorso di ingegno creativo locale, Fantastico2018, vinto col racconto “Il candore della Marogna”, recentemente pubblicato nella raccolta “Racconti dal Veneto 2022”, Historica edizioni.
Nel 2020 il suo esordio editoriale con la raccolta di racconti veneto londinesi “Facce da tubo”, per i tipi di Echos edizioni, mentre è del 2022 la pubblicazione, sempre per Echos, del romanzo di crescita corale “Pane e Oppi”.
Nel 2024 l’uscita di “Destinazione Pyramiden” (C.S.A. editrice), in cui racconta con sensibilità e ironia un viaggio nelle isole Svalbard e nella solitudine, affrontando luoghi e temi di estrema attualità. Un romanzo che seppure ambientato a temperature polari non manca di scaldare l’anima.
Nel 2025 è uscito il suo ultimo romanzo “Kutná Hora” con cui affronta tematiche legate alle difficoltà di essere piccolo imprenditore in Italia, alla forza d’animo e alla volontà, ma anche al destino.
Ama viaggiare, anche se non riesce a farlo spesso, la musica indie/alternative, il calcetto con gli amici del “Così si gioca”, il fantacalcio col super gruppo di fantallenatori.



