Distanza, distanza, distanza. Meglio tutti insieme in una stanza.

3 agosto.
Forse un lunedì. Forse un martedì.


Ma cosa importa, quando vai in un posto dove il tempo non ha misura perché lo scorrere dei minuti è disperso tra foreste infinite, sciolto in laghi incantevoli, mimetizzato tra le renne?!?
Ah, ecco. Comunque era domenica, appunto. Per dire quanto conta il tempo dove sono andato in ferie con Barbara e i suoi genitori, Sergio e Daniela: nemmeno una domenica era facilmente riconoscibile.


Voglio dire: se arrivi a Londra di sabato ti accorgi che è sabato, tanti giovani euforici incroci fuori dai locali, se sei in centro, o uomini accasciati sul marciapiede, se in periferia. Quando arrivi a Roma di domenica, ma anche a Dueville o Malo, sai che è festivo per lo scampanare etereo delle chiese. Se arrivi a Milano di lunedì mattina bestemmi insieme a tutti gli altri incolonnati in tangenziale; magari senza sapere che giorno lavorativo è, di preciso; ma a quel punto conta poco, sei in un punto insignificante del tuo tempo.


Silenzioso brucare sotto casa

Invece in Lapponia (ma che ci va a fare uno in Lapponia in agosto?) il tempo significa, perché è direttamente proporzionale allo spazio. Mi spiego: chiedi a un bergamasco cos’ha fatto ieri, compresso tra centinaia di persone, di incontri, di parole, di messaggi: se è bravo ha focalizzato il 10% della sua giornata. Chiedilo a me quand’ero in Lapponia: non sono una persona con grande memoria, eppure ricordo tutte le immagini e le sensazioni. Perché la distanza sociale è anche spazio per sé stessi, memoria libera, intesa anche fisicamente, proprio come partizione di disco ancora scrivibile. Vogliamo chiederci, oltretutto, nella memoria del bergamasco quanti file ci sono da spostare nel cestino?


Sono un gran pescatore, ho preso un salmone da 3 chili (scatto fatalmente eseguito nei pressi di un supermercato).

Non farò il resoconto di cosa ho fatto in Lapponia, tra Ruka e Kuusamo, non è questo il fulcro del tema. Volevamo vivere questo paese affascinante, personalmente assuefatto dalle storie di Arto Paasilinna: vedere la moltitudine di laghi, assistere al fascino romantico del sole di mezzanotte, incrociare le renne sulla riga di mezzeria di una lingua d’asfalto tra i boschi, con le auto in attesa di poter passare (la versione finnica delle domeniche estive tra le vacche alle Melette di Asiago). E poi, diciamolo, vista la passione comune che ci unisce tutti e quattro, desideravamo cercare qualche fungo, dei porcini, dei canterelli. Forse un poco guidati dalle dicerie e dai video sui ritrovamenti fungini in Finlandia, da filmati di youtube con commenti del tipo “non serve decidere dove andare a funghi in Finlandia, ci sono dappertutto!”. Peccato che il 2025 abbia rappresentato l’anno più caldo e secco in Lappland da 60 anni a questa parte, e che quindi l’unico frutto del sottobosco fosse il mirtillo, in quantità impossibili, più o meno uno per zanzara.

Tuttavia, nonostante le aspettative micologiche profondamente deluse, la Lapponia ha rappresentato una parentesi riposante della mia annata; rinfrancante e filosofica.
Già arrivando in aereo a Rovaniemi ti senti solo, osservando dall’alto le foreste infinite e gli innumerevoli laghi. La Finlandia è probabilmente il polmone d’Europa, se non ci fosse questa regione geografica non ho idea di come potrebbe essere la qualità dell’aria restoeuropea. Qui sono presenti le piante più vecchie d’Europa, per capire l’importanza e la solidità dell’ecologia finnica e lo studio di un team di ricercatori dell’Università di Padova ha scoperto che qui vive la pianta più vecchia d’Europa, un ginepro di 1647 anni.
La vecchiaia, lo sappiamo bene anche noi umani, si prolunga solo in ambienti sani. Mi sono chiesto: quanto incide sulla salubrità della Lapponia il fatto che la presenza umana si attesta a due persone per chilometro quadrato? Che l’uomo sia un animale troppo incisivo nell’ambiente? Facevo questo pensiero con Barbara in un giorno di settembre all’Oasi di Valgrande di Bibione: ascoltavamo la dolcezza sincopata dei versi delle svariate colonie di volatili qui presenti, e il tutto era disturbato dalle auto sulla provinciale e dagli aerei che passavano roboanti. Non sono un naturalista misantropo, però c’è poco da fare, l’uomo rispetto all’ambiente è rumoroso, inquinante: è ingombrante.


Lettere per Babbo Natale zeppe di “Oh-oh-oh”

Ma torniamo a noi: non voglio scrivere di Rovaniemi e del mistero di come una cittadina di 65000 abitanti possa avere un centro (non storico) di appena un chilometro quadrato dove i locali anche d’estate chiudono per il 90% alle 19, e nemmeno di quanto costi una pinta di birra. Non voglio scrivere del villaggio di Natale Babbo nei pressi dell’aeroporto (peraltro completamente stitico di spirito, in agosto) o dell’aspetto fisico particolare dei lapponi. Qualcuno ne avrà già scritto.


Voglio solo parlare con uno scorrere di immagini, esattamente come mi è successo di vivere. Da moltissimi anni non mi accadeva di godere del susseguirsi di fotogrammi, con la sensazione piacevole di poterli quasi rallentare, se non fermare, per poterli assorbire.


E allora eccomi con una tazza di caffè, su una terrazza in legno che guarda alla foresta. Il profumo della miscela fumante si confonde con quello dell’essenza e già questo è un piacere nuovo. Un piccolo stormo di ballerine, motacilla alba, si divide tra le cime dei pini silvestri e il sentiero che da sotto casa, attraverso due ponticelli lignei, si addentra nel bosco. Il caffè è ancora caldo, la tazzina appoggiata sul tavolino in legno. Un silenzio simile si potrebbe vivere solo in un rifugio dolomitico in una domenica sera di fine settembre, ma qui non ci sono spettacoli mozzafiato all’alba e pareti di dolomia. La bellezza è strabordante nelle dimensioni infinite, ma semplice.
Mi accomodo sulla poltroncina: il sole è ancora piuttosto basso, la temperatura confortevole. All’improvviso, senza preavviso e senza regole temporali, appare una renna con un cucciolo al seguito. I due cornuti si cibano di mirtilli e bacche del sottobosco, avanzando con calma, silenziosissimi, sui loro passi incerti e slombati, ridicoli cammelli artici. Babbo Natale deve avere una cooperativa sociale. Soffio sul caffè, il fumo si interrompe. Un bagliore solare, attraverso il pino che prima mi riparava, filtra e mi acceca. Le renne fanno altri quattro o cinque passi, continuano a brucare. Nel capanno a fianco del nostro chalet una lepre riposa, anche le orecchie ripiegano. Piccole macchie variopinte prendono vigore tra l’erba al giungere della luce. Sorseggio e sospiro, l’ossigeno invade i polmoni come non mai. I miei alvei respiratori sono elastici come a vent’anni. Allungo le gambe naturalmente. Questo gesto, nella quotidianità italiana, si chiama stretching ed è un esercizio artificiale. Qui è un movimento naturale e incontrollato, come un’erezione. Una lieve brezza mi regala un brivido. Finisco il caffè ormai tiepido. Una farfalla volteggia tra i muschi e i tronchi. Le renne silenziose sono sparite dalla mia vista. Mi alzo, curioso, e le cerco: sono sotto il terrazzo, stanno mangiando il fungo che avevamo adocchiato la sera prima. La lepre è sparita, il caffè è terminato, il sole alto. Sono qui da mezz’ora, mi sono sembrati tre minuti. Di solito sono tre minuti a sembrare mezz’ora. Probabilmente le mie sensazioni hanno viaggiato alla velocità della natura, andando in confusione.


Vista dalla camera col sole di mezzanotte

Non scriverò della bellezza dei parchi naturali lapponi, dei meravigliosi sentieri attrezzati, dei capanni dotati di posti letto, barbecue, legna e sauna perfettamente mantenuti senza segni di vagabondaggio. Non parlerò della pesca al lago, della dolcezza della carne di renna alla birra cucinata da Sergio, delle lunghe partite a carte a squadre, alla luce di mezzanotte che mai intimava urgenza di dormire; non scriverò della finestra sulla foresta ai piedi del letto e della immancabile sauna, qualsiasi casa ha una sauna, con vista sul bosco.

Ma ora basta coi “non scriverò”, se no il foglio resterà bianco.
Non è l’estate, comunque, la stagione giusta per un mediterraneo per visitare la Lapponia: è evidente che la neve, le uscite in slitta trainati dagli husky, la caccia all’aurora boreale siano il vero sale di questa regione. Tuttavia ho apprezzato moltissimo queste ferie, da tempo non avevo occasione di avere a che fare con un luogo così lontano da me stesso da potermi riportare in me stesso. Forse non serve cercare una vita migliore per sé stessi e i propri affetti, talvolta la ricerca va fatta sul come vivere meglio la nostra esistenza, affetti compresi. 


A un certo punto, improvviso e inatteso, è arrivato il giorno in cui (forse era un’altra domenica?) abbiamo dovuto tornare a Rovaniemi per il volo di ritorno. E poi, dopo qualche ora di volo all’imbrunire, siamo atterrati a Bergamo. E di nuovo, afa, aria pesante e centinaia di persone insofferenti per il parcheggio che scade e per i bagagli che tardano alla riconsegna. Cacchio, in una settimana sono diventato sociopatico!


La rivalità finnico/russo è storica e un rivale non darà mai soddisfazione all’avversario. Ecco a voi l’insalata italiana.

Poi, già durante il rientro in auto, si torna a un pensiero più freddo e globale. Francè, ma tu ci vivresti dove sei stato, seppure benissimo, questa settimana? Tre immagini si inchiodano al cervello: freddo glaciale, buio artico, boschi di neve tutti uguali. E chilometri da fare, in queste condizioni, per avere un barlume di vita sociale, un attimo di calore umano. Ma quale calcetto e terzo tempo, aste di fantacalcio, concertini con piccole bands, musica in taverna, concertoni con band storiche, cinema all’aperto, marce domenicali, bagni al mare, sagre paesane? Mi sovvengono alcuni passaggi di Arto Paasilinna in cui descrive la gioia incontenibile all’arrivo dei primi caldi, quelli che permettono ai finlandesi vita all’aria aperta e alla luce solare.


No, mi dispiace. Non sono un esempio classico di mediterraneo verace e caciaroso. Tuttavia, ho bisogno di socialità e creo un minimo di socialità. Non potrei mai vivere in Lapponia.

Meglio tutti in una stalla a far filò!

https://www.luontoon.fi/fi/kohteet/oulangan-kansallispuisto

https://en.wikipedia.org/wiki/Salpa_Line

https://oasivalgrande.com/

Francesco Sattin

Francesco Sattin è nato nel marzo 1972 a Vicenza e ha vissuto l’infanzia nel quartiere operaio dei Ferrovieri. Impiegato come responsabile acquisti in una azienda illuminotecnica, vive e lavora a Dueville in provincia di Vicenza. È sposato con Barbara e ha due figli, Mara e Marco. Nel 2018 ha partecipato a un concorso di ingegno creativo locale, Fantastico2018, vinto col racconto “Il candore della Marogna”, recentemente pubblicato nella raccolta “Racconti dal Veneto 2022”, Historica edizioni. Nel 2020 il suo esordio editoriale con la raccolta di racconti veneto londinesi “Facce da tubo”, per i tipi di Echos edizioni, mentre è del 2022 la pubblicazione, sempre per Echos, del romanzo di crescita corale “Pane e Oppi”. Nel 2024 l’uscita di “Destinazione Pyramiden” (C.S.A. editrice), in cui racconta con sensibilità e ironia un viaggio nelle isole Svalbard e nella solitudine, affrontando luoghi e temi di estrema attualità. Un romanzo che seppure ambientato a temperature polari non manca di scaldare l’anima. Nel 2025 è uscito il suo ultimo romanzo "Kutná Hora" con cui affronta tematiche legate alle difficoltà di essere piccolo imprenditore in Italia, alla forza d'animo e alla volontà, ma anche al destino. Ama viaggiare, anche se non riesce a farlo spesso, la musica indie/alternative, il calcetto con gli amici del "Così si gioca", il fantacalcio col super gruppo di fantallenatori.

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